2019 2020-02-08T22:29:04+00:00

ROMANCE

2019
a cura di Greta Scarpa
BITCORP for Art, Milano

ph. Luca Matarazzo

Ogni tanto, quando sono in metropolitana, imbattendomi nel viso di una bella ragazza inizio a fantasticare su come potremmo conoscerci per caso, scoprire le cose che abbiamo in comune, uscire a cena e finire a fare l’amore. Probabilmente questo fantasticare deriva dalla visione, durante l’adolescenza, di serie televisive romantiche come Scrubs o How I Met Your Mother, unita alle ricerche antropologiche svolte su PornHub. Non credo di essere il solo maschio etero a fare certi pensieri, i quali poi svaniscono obliterando il biglietto all’uscita. 

I quadri rosa sono la trasposizione di questi pensieri. Al contrario di quando ci si reprime perché crediamo che un nostro pensiero possa essere frainteso o possa andare in contrasto con quello delle persone intorno a noi, questi sono pensieri liberi e mi piace l’idea che qualcuno possa volerli appesi nella propria casa. Possedere un’opera di questa serie vuole dire possedere la rappresentazione di un orifizio. Non è un’immagine particolarmente erotica di per sé perché nella maggior parte dei casi sono linee che formano una figura astratta, ma allo stesso tempo sono inequivocabilmente una parte anatomica legata alla sfera sessuale. Chi ci vive insieme sa che l’eccitazione sessuale fa parte della sua vita e quel pensiero probabilmente lo accompagnerà durante la giornata. 

Questa è anche la ragione per cui mi sforzo di creare disegni sempre diversi tra loro, che non rispecchiano solo diverse anatomie ma che mostrino “persone” diverse, finendo così per essere realizzati per anime diverse. 

Amerei vedere una coppia di giovani fidanzati che ridacchiano stringendosi tra loro davanti ad uno di questi pezzi. Lo amerei perché essere eccitati ed innamorati é una cosa stupenda. Adorerei che un ragazzo omosessuale ne avesse uno in casa e che guardandolo si ricordasse che non c’è niente di sbagliato in lui e che tutte le sofferenze e gli sforzi che ha dovuto affrontare non fanno più parte della sua vita da quando ha accettato chi è. Ma ho anche imparato in questi anni che un artista non può scegliere il proprio pubblico. Ognuno vede ciò che vuole; l’ho accettato, e anzi, trovo che sia uno degli aspetti più interessanti. Ognuno ha la propria personalità, i propri problemi, le proprie battaglie. 

Come contrappunto alla serie Holes, ho inserito nella mostra una scultura di grandi dimensioni che rappresenta un volto mostruoso. Al contrario dei pezzi a parete che sono realizzati con disegni semplici e sintetici, questa scultura dipinta è più di impatto ma allo stesso tempo è molto più artefatta. Il ciclo rosa infatti viene realizzato tramite l’azione del mio dito sulla pittura e dalla formazione spontanea della ruggine sul ferro. Il mio controllo è molto relativo e con il passare del tempo il lavoro continuerà a trasformarsi. In qualche modo è un lavoro vivo, in evoluzione come il sentimento che rappresenta. La scultura invece è un compensato di quattro millimetri dipinto e sorretto da una struttura leggera in ferro. In foto o da una visione frontale possiede una grande forza ma non appena gli si gira intorno questa energia si perde e ne lascia intravedere tutta la sua fragilità. Il lavoro rimane invariato nel tempo, non può crescere, non può evolvere, può solo continuare a rappresentare quello specifico stato emotivo, così aggressivo e allo stesso tempo così fragile. 

Metaforicamente vedo la mostra come un omaggio alla forza della sessualità femminile contrapposta a quella maschile, credo però che l’intera operazione possa essere vista in maniera speculare. Due dei tre orifizi che disegno appartengono anche all’uomo, mentre la figura mostruosa dipinta nella scultura è talmente deformata da perdere ogni tipo di connotazione di genere. Non possiede né naso né orecchie, non ha denti ma zanne, non possiede peli o capelli. È una figura che rappresenta un’emozione o una personalità che può appartenere a tutti senza distinzione di genere. A volte ci sentiamo proprio così, a volte lo siamo veramente. Altre volte ancora vorremmo esserlo o lo siamo stati con chi abbiamo amato. Ma questa resta solo una sagoma dipinta. I pezzi rosa invece no, loro sono romantici e fieri. 

#Holes è una serie che ho cominciato nel 2016, è la prima volta che espongo così tanti pezzi tutti insieme e ora che la mostra va componendosi mi immagino questi quadri esposti nell’ufficio come quei calendari di modelle nude appesi in certe officine meccaniche. In un certo senso servono a ricordarci anche mentre lavoriamo quali sono le cose davvero importanti. 


Luca Loreti
Milano 07/02/2019

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