2017 2020-02-15T18:06:40+00:00

ITKY AND SKRATCHY SHOW

2017
Tesi di laurea specialistica all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano
in collaborazione con Corinne Cortinovis e Chiara Spagnol
courtesy Giacinto di Pietrantonio

ph. Luca Matarazzo

Itky Skratchy Show Luca Loreti
Itky Skratchy Show Luca Loreti
Itky Skratchy Show Luca LoretiItky Skratchy Show Luca LoretiItky Skratchy Show Luca Loreti

Per raccontare la mia tesi potremmo fare un paragone con la cucina di un ristorante. Pelare un sacco di patate non significa che poi potrai mangiare qualcosa, le patate crude non si mangiano. Però è la prima cosa che ti fanno fare quando entri in una cucina e a suo modo serve, sia per chi poi queste patate le cucina ma anche per te che impari ad usare il coltello. 

Senza saper usare un coltello non puoi cucinare.

Realizzare una tesi per la fine dell’Accademia è l’ultimo grande compito che viene assegnato, ho voluto prendere questo esercizio e renderlo il più esplicito possibile, mostrando lo sforzo che una persona inserisce nel realizzare l’esercizio stesso.

Ho iniziato a pensare di volerla scrivere a mano. L’opera finale doveva essere un manoscritto. 

Era per me come la metafora del mio lavoro che stava cambiando… sentivo, quando ho iniziato a lavorarci, che avevo bisogno di disegnare, per poi poter arrivare a dipingere. 

I Simpson sono, credo, alla ventottesima stagione e sono iniziati nel 1989. Io sono nato nel ‘90 quindi I Simpson mi accompagnano da tutta la vita e io – e non solo io – credo siano uno degli specchi più interessanti della società americana. Raccontano la famiglia americana e quindi la famiglia occidentale.

Come un’opera d’arte, un cartone animato è fatto dall’insieme di forma e contenuto, o meglio, contenuto e immagine in movimento in questo caso. Ho deciso quindi di realizzare un decoupage cinematografico che è sostanzialmente lo studio, inquadratura per inquadratura, di cosa succede nella scena. Una sorta di storyboard al contrario.

È un lavoro particolarmente noioso e che, come pelare le patate, non dà grandi risultati, diciamo che non c’è molto da mangiare… 

Il decoupage cinematografico è uno strumento molto utile per capire come vengono fatti i film. Non tutti se ne accorgono ma quando guardi un film una leggera inclinazione verso il basso della macchina da presa, una leggera inclinazione verso l’alto, una scena dopo l’altra con diverse inclinazioni o con la stessa inclinazione, fanno tantissimo nel racconto, cambiano completamente un film e il tuo stato emotivo mentre lo guardi. Risulta un esercizio utilissimo per gli aspiranti registi perché studiano come è fatto il film di un altro. 

Se immagino una tesi alla scuola del cinema me la immagino così.

Ho deciso però di non studiare I Simpson ma solo il cartone animato che Bart e Lisa guardano, Grattachecca e Fichetto. Grattachecca e Fichetto, che ho chiamato Itky and Skratchy (al posto di Itchy and Scratchy), è un cartone animato estremamente splatter, pieno di violenza insensata. Questa mia scelta di indagare solamente il cartone animato all’interno del cartone animato la definirei tautologica. Ho voluto concentrarmi su un particolare molto piccolo perché è come se Matt Groening [autore de I Simpson, n.d.r.] ci dicesse che quello che sta facendo lui, o la televisione tutta, è violenza insensata. 

Questo lo trovo interessante, sarcastico, sprezzante, mi fa ridere. 

Questa tesi, che è a tutti gli effetti un libro d’artista, è uno studio scritto e ridisegnato inquadratura per inquadratura di dieci episodi di Grattachecca e Fichetto.

KODOMO NO HI

2017
mostra collettiva a cura di /77
Nicole Colombo, Luca Loreti, Alessandro Moroni, Giulia Ratti
Sonnenstube, Lugano

Sculpture Kodomo sonnenstube Luca Loreti
Sculpture Kodomo sonnenstube Luca Loreti
Sculpture Kodomo sonnenstube Luca Loreti
Kodomo sonnenstube Luca Loreti

In Giappone, il quinto giorno del quinto mese dell’anno si festeggia il Kodomo No Hi, la festa che celebra la felicità dei bambini. Le due figure cardine della festa sono: la carpa koi, che risalendo la corrente si trasforma in drago e Kintaro, una figura del folklore giapponese, un samurai che fin da bambino era dotato di una forza sovrumana. Entrambi questi archetipi sono modelli di forza, virtù e salute.

Il 5 maggio 2017 a Lugano, in Svizzera inaugura Kodomo No Hi, una mostra di Nicole Colombo, Luca Loreti, Alessandro Moroni e Giulia Ratti a cura di /77, (ovvero una mostra di noi stessi a cura di noi stessi).

Se ci troviamo oggi in una mostra collettiva non è perché fra le nostre ricerche ci siano delle affinità evidenti: il motivo per cui le nostre opere si trovano ora nello stesso spazio è che insieme abbiamo dato forma a /77.

Il lavoro che abbiamo portato avanti in questi anni e il continuo scambio e confronto ha reso possibile che, in maniera totalmente naturale, siano cresciute tra le nostre ricerche delle vicinanze, di pensiero o di forma, o semplicemente delle sensibilità affini. La condivisione della medesima pratica ha fatto germogliare tra noi dei fiori ibridi che si sono dischiusi nel momento in cui abbiamo rivolto l’attenzione su noi stessi.

Abbiamo seguito questo flusso di pensiero per molto tempo, abbiamo lavorato alla mostra chiedendoci come si fa un’opera d’arte e come inserire in una stanza le opere di quattro artisti che stanno sempre insieme e fare sì che anche fra questi oggetti si crei un dialogo che valga la pena di essere ascoltato.

Probabilmente questa mostra è stata tutta una questione di coincidenze, come il nostro incontro, ma una volta scelta la data dell’opening abbiamo trovato che dall’altra parte del mondo qualcuno festeggia l’andare contro corrente e il personaggio mitologico che ha ispirato diversi anime, e che forse queste due cose, insieme a moltissime altre, stanno alla base del rapporto fra di noi. 

 

/77 è un artist-run-project attivo a Milano dal 2015, composto da Giulia Ratti, Alessandro Moroni, Nicole Colombo e Luca Loreti. L’intento del collettivo è di realizzare collaborazioni e progetti che coinvolgano giovani artisti.
Il nostro interesse principale è quello di stimolare un dibattito collettivo sulla pratica artistica anche e soprattutto al di fuori dell’ambito espositivo. Il nostro obbiettivo è comprendere ed andare incontro alle esigenze dei giovani artisti offrendo loro la possibilità di sviluppare progetti che gli permettano di approfondire in modo significativo la loro ricerca.
/77 si propone di essere il miglior contesto possibile in cui mostrare, documentare, progettare, confrontarsi e discutere del proprio lavoro.
I nostri interessi principali sono la sperimentazione e la ricerca. Con il nostro lavoro stiamo creando un network fra artisti, opere, nonché istituzioni che mantengano sempre vivo il dibattito sull’arte contemporanea e sull’attualità.

Sonnenstube è un offspace in Via Luigi Canonica 12, Lugano (CH). Nato dall’incontro fra 5 persone con la passione per le arti visive, Sonnenstube è uno spazio dedicato all’arte contemporanea e alla musica. Sonnenstube, che letteralmente significa “stanza del sole”, è un termine usato in Germania per riferirsi al Canton Ticino, in quanto quest’ultimo rappresenta un luogo di relax, pace ed idillio. Sonnenstube è un luogo di passaggio per i turisti, i “balabiott” della prima metà del ventesimo secolo, o per i vari intellettuali, hippie e artisti del nord Europa in cerca dell”altrove” in Ticino. Nello spazio, viene presentata regolarmente una selezione di libri e fanzine, oltre che magazine d’arte in edizione limitata.

Sonnenstube è composto da Giacomo Galletti (artista), Marta Margnetti (1989, artista), Damiano Merzari (1980, graphic designer and musicista), Gabriel Stöckli (1991, artista), Gianmaria Zanda (1985, artist and musicista).

PRESS
formeuniche

NOW I WANNA BE A GOOD BOY

2017
a cura di Corinne Cortinovis e Chiara Spagnol
Plasma Plastic, Milano

documentazione della performance
vimeo.com

Untitled plasma plastic Luca Loreti
Untitled plasma plastic Luca Loreti
Teeth plasma plastic Luca Loreti
Teeth plasma plastic Luca Loreti

Per influenza del termine metafisica, erroneamente interpretato come “scienza di ciò che trascende le cose naturali”, il prefisso meta– è stato adottato, nell’uso moderno, per designare forme di considerazione teorica che trascendono la disciplina stessa, uscendo da sé per parlare di sé, come dal di fuori.

I wanna be a good boy è in questo senso il mezzo necessario e indispensabile che Luca Loreti sfrutta per interrogarsi sulla reale natura della performance e, in senso lato, su cosa determini una mostra in quanto tale.
L’indagine di senso, generalmente relegata a un ambito prettamente speculativo, fagocita il proprio contenitore e lo sfrutta per esprimere se stessa. La mostra si fa dunque contesto ideale per indagare la propria essenza ultima.
Porre il pubblico in una situazione inusuale e di probabile disagio, spingendolo a chiedersi cosa effettivamente determini l’arte e dove risieda il confine che separa questa da tutto ciò che è altro, diventa il pretesto perfetto per consentire all’artista di sviluppare questi temi.

I wanna be a good boy si serve, a questo proposito, di differenti mezzi. Elementi pittorici e scultorei dividono lo spazio espositivo con l’azione. Creando una dinamica antagonista, le opere appartenenti a categorie formali archetipiche, riconoscibili ed estremamente caratteristiche rispetto all’idea tradizionale di Arte dialogano con la performance musicale, momento carico di nodale importanza per la comprensione dell’indagine artistica. Un’indagine aperta, una serie di domande stimolanti in quanto sostanzialmente prive di risposta, quesiti che insistentemente si impongono allo spettatore.
​Cos’è Arte? Quali i suoi confini, se presenti o in qualche misura individuabili? Ma soprattutto: perché e come fare Arte realmente contemporanea e priva di anacronismi inconsistenti?

Corinne Cortinovis e Chiara Spagnol